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Skateboard e fotografia: un amore rivoluzionario

Nel cuore pulsante del XX secolo, al centro del vortice delle rivoluzioni sociali e culturali, un fenomeno nascente si è fatto strada tra il cemento fatiscente dei paesaggi urbani americani: lo skateboard.

In questo avvincente panorama, un intrigante manipolo di coraggiosi ricercatori, armati solo del proprio obiettivo e dell’amore per questa cultura, ha catturato l’essenza di questo stile di vita e ne ha involontariamente guidato l’ascesa verso il riconoscimento mainstream.

Spesso sottovalutato, il ruolo di questi artisti nella crescita dello skateboard è stato cruciale quanto le tavole, le ruote e gli spiriti audaci che lo hanno alimentato.

Ecco una narrazione, seppur parziale, di come alcuni di questi coraggiosi fotografi, attraverso iconici scatti non solo d’azione, abbiano trasformato lo skateboard da passatempo audace a vera e propria rivoluzione culturale.

Nel 1965, la rivista Life pubblicò una copertina che ritraeva la campionessa nazionale femminile di skateboard di San Diego, Pat McGee, mentre faceva una verticale sulla tavola. Fu un momento che trasportò la fotografia di skate nella coscienza pubblica.

Come lo skateboard è nato dal surf, così le prime fotografie di skate sono state scattate da coloro che avevano precedentemente immortalato i surfisti, rimanendo nell’ombra per diversi anni. 

Un aspetto fondamentale – parte integrante di ciò che la fotografia di skateboard è ancora oggi – è rappresentato dal fatto che, come gli scatti di surf, le foto sono realizzatE da persone che fanno parte della cultura stessa.

Non si tratta di persone che arrivano, scattano e consegnano il lavoro a chi gliel’ha commissionato. Lo skateboard e il surf sono immortalati dalla loro gente, nel loro mondo e per il proprio pubblico. Questo è un aspetto molto speciale e molto importante.

Attenzione però, questo non significa che il resto del mondo non ne possa restare affascinato, anzi…

Non significa neanche che chi scatta o scrive di skateboard o surf debba necessariamente essere un abile praticante. A tal proposito, vi abbiamo già raccontato di Sem Rubio.

Sem Rubio si è fatto le ossa come artista diventando uno dei fotografi di skateboard più famosi al mondo. Vive a Blanes, in Catalogna, dov’è nato. Scritturato da brand del calibro di Thrasher, 032C, Vans e Carhartt, Sem ha iniziato la sua carriera come: 

«Uno skater frustrato dagli infortuni, il mio fisico non reggeva ed ero alla ricerca di qualcosa che mi tenesse comunque in contatto con lo skateboard».

Non ci volle molto, quindi, perché iniziasse a fotografare i suoi amici, trasformando lo skate  in una passione completamente nuova.

È difficile mettere dei confini allo skateboard, così come al surf.  

É impossibile racchiuderlo sotto un unico grande ombrello perché ci sono così tante complessità al suo interno che sarebbe limitante definire fotografie e video come un mezzo utile solo a catturarne i trick. É così che, dai lavori di Glen E. Friedman sulla cultura giovanile dello skate nella soleggiata California degli anni Settanta ai più recenti scatti dei fotografi contemporanei, il racconto dell’evoluzione dello skateboard sia giunto a rappresentare la forza della resistenza fisica e della radicale rivoluzione sociale che porta con sé.

É impossibile celebrare la cultura dello skate nelle sue numerose intersezioni senza celebrare la cultura dello streetwear, dell’hip-hop, del punk, dell’arte, ecc. ecc.

GLEN E. FRIEDMAN

Vero e proprio pioniere della fotografia di skateboard, Glen E. Friedman ha raccontato – e continua a raccontare -, attraverso il proprio obiettivo, la storia della rivoluzione dello skateboard come nessun altro.

Nato a Los Angeles nel 1962, Friedman aveva l’età perfetta per assistere all’ascesa dello skateboard tra gli anni Settanta e Ottanta. Da adolescente, ha iniziato a fotografare i suoi amici che andavano in skateboard nell’ormai famoso quartiere di Dogtown. Mentre era ancora al liceo, iniziò a collaborare con la rivista SkateBoarder, consolidando la propria posizione tra i più importanti cronisti della nascente scena.

Il suo lavoro era grintoso, crudo e autentico. Era uno specchio capace di riflettere lo spirito di sfida di una nuova cultura che era sul punto di invadere la scena mainstream.

L’obiettivo di Friedman ha catturato molto di più di semplici trick che sfidano la gravità. Ha incapsulato l’etica audace di una generazione. Era famoso per la sua capacità di raccontare il dinamismo e il coraggio dei suoi soggetti.

I Lords of Dogtown, Tony Alva e Jay Adams, tra gli altri, hanno preso vita nelle fotografie di Friedman, la loro energia ribelle è stata immortalata sulla pellicola.

Nella vasta opera di Friedman, alcune immagini sono diventate vere e proprie icone negli annali della storia dello skateboard.

La fotografia di Friedman non si è limitata allo skateboard. Ha esteso la propria attenzione al mondo del punk rock e dell’hip-hop. Ha immortalato artisti fondamentali come i Black Flag e i Run D.M.C. con la stessa cruda intensità con cui ha realizzato il suo lavoro sullo skateboard.

Questa fusione di musica e skateboard ha cementato il suo posto negli annali della documentazione della cultura giovanile. Nelle sue immagini, non vediamo solo trick di skateboard e concerti punk rock: siamo testimoni di una ribellione giovanile che ha definito un’epoca.

Attraverso il lavoro di Glen, si possono vedere le connessioni di come lo skateboard non sia un movimento isolato. Ci mostra come lo skateboard abbia fatto da ponte tra tanti elementi diversi della cultura popolare e credo che questo sia il motivo per cui Glen sia da considerare davvero fondamentale.

Ha una casa editrice chiamata Burning Flags, che pubblica tutti i suoi libri di fotografia. Il motivo per cui la fotografia di skate non è stata considerata una forma d’arte a sé stante, in parte passa anche da questo aspetto. Questi artisti, spesso, hanno preso il controllo totale del proprio lavoro, senza scendere a compromessi. Questo è vero per Glen come per tutti gli altri.

C. R. STECYK III

Emerso dalla vorticosa foschia di Dogtown, in California, negli anni ’70, C.R. Stecyk III è un faro nella fotografia di skateboard. Artista, scrittore e regista, Stecyk ha catturato la sottocultura dello skate in tutti i suoi vibranti e grintosi dettagli, aprendo la strada al viaggio di questo sport verso il mainstream.

Nato nel 1950, Stecyk ha trovato la sua vocazione creativa nel mondo rude e accidentato della squadra di skateboard Zephyr, nota anche come Z-Boys. Nei paesaggi abbandonati di un quartiere degradato e nelle piscine vuote di Venice, ha iniziato a documentare l’energia sfrenata e l’arte di questa cultura giovanile grezza che presto avrebbe ridefinito la nozione di sport.

La fotografia di Stecyk offre una finestra non filtrata sul cuore dello skateboard.

I suoi scatti, infusi di energia cruda e cinetica, hanno fatto conoscere la sottocultura dello skateboard a un pubblico più vasto. Il suo lavoro è apparso in primo piano sulla rivista SkateBoarder, un canale attraverso il quale il resto del mondo ha intravisto l’audace etica controculturale che sta alla base dello skateboard.

Il contributo di Stecyk va oltre la fotografia. Ha scritto, infatti, una serie di articoli influenti, The Dogtown Articles, per la rivista SkateBoarder, offrendo una prospettiva intima, da insider, sulla scena dello skateboard. I suoi scritti e la sua fotografia evocativa hanno creato una narrazione avvincente che ha risuonato con il pubblico ben oltre Dogtown. Per molti versi, il lavoro di C.R. Stecyk III costituisce la spina dorsale della narrazione visiva e culturale dello skateboard.

Le sue fotografie, i suoi articoli e i suoi film hanno fornito un’esplorazione sfaccettata di una cultura che rifiutava di conformarsi, creando un impatto duraturo sul modo in cui percepiamo il mondo dello skateboard.

J. GRANT BRITTAIN

Immerso nella fotografia di skateboard da oltre quattro decenni, J. Grant Brittain è un nome che riecheggia con immenso rispetto e ammirazione nella storia di questa cultura.

Nato nel 1955 e cresciuto in California, il viaggio di Brittain nello skateboard è iniziato alla fine degli anni ’70 al Del Mar Skate Ranch, dove gestiva il negozio di skate. Il viaggio fotografico di Brittain iniziò in modo del tutto inaspettato quando prese in prestito una macchina fotografica per documentare le folgoranti imprese degli skater del ranch.

Autodidatta e spinto da una profonda fascinazione per questa disciplina, si trovò presto a catturare immagini che trascendevano i semplici eventi sportivi. Le sue fotografie catturano l’essenza della cultura dello skateboard, il suo spirito ribelle, la creatività e il cameratismo.

La sua abilità fotografica e l’intima comprensione dello skateboard lo hanno portato a collaborare con la rivista Thrasher e poi a fondare la rivista Transworld Skateboarding nel 1983. Il suo lavoro come photo editor e fotografo per Transworld nei due decenni successivi avrebbe influenzato la direzione visiva dei media di skateboard e, per estensione, lo skateboard stesso.

Il portfolio di Brittain testimonia la sua capacità di catturare momenti e narrazioni.

Sebbene la carriera di Brittain abbracci diversi decenni e innumerevoli immagini iconiche, il suo impegno nel raccontare la storia dello skate lo contraddistingue. Il suo obiettivo ci ha regalato molto più che semplici immagini. Ci ha dato una ricca narrazione visiva che continua a plasmare il paesaggio della cultura dello skateboarding.

MIKE O’MEALLY

Originario di Sydney, Australia, l’amore di Mike O’Meally per lo skateboard e la sua passione per la cattura del momento lo hanno spinto all’avanguardia nella fotografia di skateboard.

Il suo lavoro degli ultimi trent’anni è apprezzato per l’emozione cruda e la prospettiva unica, che offrono una finestra sull’anima di questo sport.

Nato nel 1970, O’Meally ha scoperto lo skateboard in tenera età. É stato solo nel 1987, quando si è imbattuto casualmente in una vecchia macchina fotografica, però, che ha iniziato a combinare il suo amore per la tavola con la fotografia.

Quello che era iniziato come un hobby è diventato rapidamente una profonda attitudine, che lo ha portato a documentare le scene di skate a livello locale e poi in tutto il mondo.

La svolta di O’Meally verso il successo internazionale è arrivata negli anni ’90, quando si è trasferito in California, cuore pulsante dello skateboard mondiale.

Il suo lavoro è presto finito sulle pagine di importanti pubblicazioni come Transworld Skateboarding e SkateBoarder Magazine, mostrando il proprio sguardo acuto nel catturare sia l’azione che i momenti più sottili, fuori dalla pratica, che ne definiscono la cultura. Oltre a immortalare gli skater in movimento, il lavoro di O’Meally offre spesso uno sguardo profondo e intimo sulla comunità dello skateboarding.

I suoi ritratti candidi di skater famosi e meno famosi rivelano la profondità dei suoi soggetti e la diversità e la coesione all’interno della cultura.

TOBIN YELLAND

Le immagini di Tobin Yelland si allontanano dalle immagini della soleggiata California. Sviluppano uno stile documentaristico di ripresa da dietro le quinte. Molti attribuiscono a Tobin il merito di aver introdotto Harold Hunter allo skateboard durante un workshop da lui organizzato e di essere stato un mentore per molti fotografi di skate da una posizione meno formale rispetto a J. Grant Brittain o ad altri redattori delle principali pubblicazioni cui ci si rivolgeva per avere consigli.

Profondamente radicato nello skateboard dall’età di 15 anni, Tobin è un artista il cui mestiere trascende i confini della fotografia sportiva.

Nato nel 1970 a Berkeley, in California, Yelland ha scoperto la sua passione per la tavola e la fotografia nello stesso periodo, a metà degli anni Ottanta, fondendo le due cose in una fruttuosa carriera che ha attraversato più di tre decenni.

Avendo preso in mano una macchina fotografica in tenera età, le immagini di Yelland portano l’autenticità di uno skater diventato fotografo autodidatta.

Le sue immagini comunicano in modo unico non solo l’emozione di questo sport, ma anche le sfumature della cultura, dello stile di vita e delle personalità individuali che lo caratterizzano.

Il lavoro di Yelland è salito alla ribalta alla fine degli anni Ottanta, quando Thrasher ha pubblicato le sue prime fotografie. Da allora le sue immagini, caratterizzate da un’energia cruda e da un’inquadratura intima, sono apparse sulle pagine di numerose riviste di skateboard e di lifestyle, evidenziando il suo occhio attento alla narrazione dell’azione.

Il lavoro di Yelland, però, non si limita a catturare le prodezze atletiche. I suoi ritratti offrono spesso uno sguardo intimo sulla vita degli skater, ritraendoli in momenti più tranquilli, di introspezione.

Queste immagini sono tanto una celebrazione dello sport quanto una documentazione dello stile di vita e dello spirito che lo circonda. Oltre al suo lavoro fotografico, Yelland ha ampliato il proprio repertorio creativo includendo film e lavori commerciali, mantenendo sempre una prospettiva unica radicata nella cultura dello skate.

SKIN PHILLIPS

Skin Phillips è un nome noto della fotografia di skate. É sinonimo di immagini avvincenti che hanno dato vita a questo dinamico sport per oltre trent’anni.

Nato a Swansea, in Galles, nel 1965, il percorso di Phillips per diventare uno dei fotografi più apprezzati nel mondo dello skateboard è stato vibrante e avvincente come le sue immagini.

Phillips ha scoperto lo skateboard nella prima adolescenza e, con esso, il fascino di come la fotografia potesse illuminare il dramma ad alta velocità e l’arte di questo sport. Ha iniziato a fotografare a Swansea, in Galles, quando era piccolo, trasformando il bagno dei genitori in una camera oscura e fotografando anche il surf. 

Armato di una macchina fotografica e di un occhio attento ai dettagli, ha iniziato a documentare la scena locale dello skateboard, fondendo la sua passione per questo sport con un talento nascente per la narrazione visiva.

Skin Phillips si è poi trasferito in California, quando le cose si stavano espandendo e ha finito per diventare l’editore della rivista TransWorld per diversi anni. Si tratta quindi di una persona che ama la fotografia, che ne è ossessionata, ed è incredibile sentirlo parlare.

Il contributo di Phillips allo skateboard, infatti, va oltre i suoi spettacolari scatti d’azione. Come caporedattore di Transworld Skateboarding, ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la cultura visiva dello skateboarding e nel sostenere l’evoluzione e la crescita di questo sport.

DOBIE CAMPBELL

Rimanendo in Terra d’Albione, Dobie Campbell è straordinario. È sicuramente l’uomo dietro le quinte di tante cose. Coinvolto, com’è, in faccende come Boiler Room, ad esempio, prima che diventasse il fenomeno di oggi, e in altri eventi musicali molto importanti. È stato anche un mentore per molti fotografi, anche se non gli piace che se ne parli. Anche questo è un classico esempio di fotografo che si fa i fatti propri.

Gli è sempre piaciuto fotografare le cose che lo interessano, le persone e la cultura che le circonda. Quindi è stato molto coinvolto sia nella musica che nello skate durante gli inizi della scena londinese.

SPIKE JONZE

Molte persone non sanno che Spike Jonze ha iniziato come fotografo di BMX e skate, anche se oggi è molto conosciuto per altro. Ha uno stile molto particolare e si può notare che, in alcuni dei suoi lavori, il suo amore per il movimento e l’azione deriva dallo skateboard.

Nato come Adam Spiegel a Rockville, nel Maryland, nel 1969, il viaggio di Jonze da appassionato di skateboard a regista e fotografo pluripremiato è una testimonianza del suo genio creativo e del suo profondo amore per questo sport.

L’incontro di Jonze con lo skateboard e la fotografia è avvenuto quasi contemporaneamente durante l’adolescenza. Ha iniziato a documentare le proprie imprese sullo skateboard e quelle dei suoi amici, ottenendo rapidamente riconoscimenti per il suo approccio non convenzionale nel catturare l’energia, l’audacia e la cultura di questo sport.

La sua svolta è avvenuta negli anni ’90, quando entrò a far parte di Transworld Skateboarding.

Il suo lavoro si distingue per lo stile molto personale, che fonde azione e ritratto, spesso in modi inaspettati e stravaganti. Jonze non si limitava a fotografare gli skater, ma raccontava storie, catturando momenti di trionfo, di rischio e di pura gioia.

Tuttavia, il contributo di Spike Jonze alla cultura skate va ben oltre la sua avvincente fotografia. È anche il co-creatore dell’innovativo Video Days, un cortometraggio che presenta il talento di skater leggendari e che viene spesso acclamato come uno dei film sullo skateboard più influenti mai realizzati.

Da lì, Jonze ha intrapreso una prolifica carriera cinematografica e di video musicali, vincendo numerosi premi, tra cui un Oscar per la migliore sceneggiatura originale per Her nel 2014.

Nonostante il successo internazionale e trasversale, Jonze è sempre rimasto legato alle sue radici di skater, utilizzando la propria piattaforma per valorizzare e promuovere questo sport. In Spike Jonze non vediamo solo un celebre fotografo o un acclamato regista, ma anche un vero appassionato di skateboard.

ED TEMPLETON

Ed Templeton, nato il 28 luglio 1972 a Garden Grove, in California, si è creato un percorso unico nello skateboard e nelle arti. È noto, infatti, soprattutto per la sua carriera professionale nello skateboard, per le sue vivaci opere artistiche e per la sua avvincente fotografia, che ha raccontato la realtà della vita in periferia.

Il fascino di Templeton per lo skateboard è iniziato durante l’adolescenza e all’età di 20 anni è diventato professionista. Il suo stile impavido e inventivo lo ha reso uno dei preferiti della comunità degli skater, estendendo la propria influenza anche al di fuori degli skate park.

Nel 1994, insieme alla moglie Deanna, ha fondato Toy Machine. Un’azienda di skateboard di successo che ha un ruolo influente nel settore. Alla fine degli anni Novanta, tuttavia, un infortunio ha spinto Templeton a esplorare più a fondo il suo interesse per l’arte e la fotografia.

Il suo stile artistico, spesso caratterizzato da temi distopici e incentrato sulle esperienze dei giovani di periferia, è stato esposto in gallerie d’arte di tutto il mondo, tra cui il Museum of Contemporary Art di Los Angeles e il Palais de Tokyo di Parigi.

Proprio come la sua arte, la fotografia di Templeton cattura l’essenza non filtrata della cultura giovanile e la realtà della vita di strada.

Le sue collezioni fotografiche, come Teenage Smokers e Teenage Kissers, presentano istantanee candide dell’adolescenza, conferendo una certa umanità e autenticità ai suoi soggetti.

Artista e fotografo autodidatta, Templeton mantiene un’estetica cruda e coinvolgente che richiama la sua etica di skateboarder: esplorativa senza paura e autenticamente espressiva.

WARREN BOLSTER

Purtroppo Bolster è morto nel 2006, ma tra i luminari della fotografia skate, il suo nome brilla di luce propria.

Nato nel 1947 a Manhasset, New York, Bolster avrebbe plasmato la storia visiva dello skateboard in modo straordinario.

Nei primi anni di vita, si è appassionato al surf, un amore che finirà per indirizzare la traiettoria della sua vita. Trasferitosi alle Hawaii alla fine degli anni ’60 per seguire la propria vocazione, scoprì presto un altro talento: la fotografia.

L’abilità di Bolster nel catturare i momenti esaltanti del surf ha attirato l’attenzione della rivista Surfer, per cui ha lavorato come redattore fotografico. Tuttavia, è stato sul pianeta dello skateboard che Bolster ha lasciato veramente il segno.

Dopo essere tornato in California a metà degli anni ’70, fu affascinato dalla nascente cultura dello skate. Divenne, quindi, editore della rivista SkateBoarder, dove i suoi contributi fotografici ed editoriali hanno elevato la pubblicazione a uno status leggendario.

La fotografia di Warren Bolster rappresenta una cronaca visiva della transizione dello skateboard da hobby di nicchia a sport riconosciuto e fenomeno culturale. Le sue immagini non si limitano a documentare, ma trasmettono l’euforia, la libertà e la ribellione che sono alla base dello skateboarding.