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Montmeló: abbiamo evitato un’altra siesta

A Montmeló abbiamo evitato un’altra siesta. Non che il gradino più alto del podio abbia cambiato proprietà, ormai Verstappen lo inquadrano mezzo giro alla partenza e poi al taglio del traguardo. Sono gli altri due posti che sembrano aver trovato nuovi affittuari. Mercedes ha ritrovato la sua forma abituale con una nuova macchina che gli consegna una doppietta sul podio. Complici involontari Perez, ridotto a una faticosa risalita e un’Aston Martin autoesclusasi dallo spettacolo principale.

Dopo il brutto weekend di Monaco, ecco che, anche a Montmeló, Perez sembra ufficialmente aggrovigliato in un’altro momento di vuoto come l’estate scorsa.

I tempi coincidono e le due Mercedes hanno confermato che, escluso Verstappen dall’equazione, lì davanti c’è spazio. Anche il più recente habitué del podio, infatti, non era in giornata. Alonso, dopo essere stato superato in qualifica da Stroll, si è accontentato di scalare posizioni fino a un settimo posto che sta stretto a questa Aston Martin, ormai abituata a dominare lo spazio lasciato da RedBull. In quello spazio, anche se solo per un istante, c’è stata anche un’altra rediviva McLaren. Landino si era preso un terzo posto in qualifica che nessuno si aspettava. Peccato che la partenza aggressiva di Hamilton lo abbia escluso dalla testa della corsa. Questo è stato invece appannaggio di questa nuova Mercedes, presentatasi in una nuova veste: pance ridisegnate copiando la leadership e, a differenza di Ferrari, sembra anche aver capito gli aggiornamenti apportati. 

Questi team, che da troppo sono esclusi dallo spettacolo, sono quelli che, proprio al Montmeló, hanno investito in una nuova carrozzeria seguendo l’esempio di Adrian Newey. Aston Martin le aveva anticipate da inizio anno e i risultati li conosciamo. 

Toto Wolff ha ingoiato il rospo e si è impegnato in un vero reset della macchina. Sospetto che già l’anno scorso, con la scelta dell’ultimo minuto tra macchina A e B, sapessero c’erano più strade da percorrere. Ieri hanno implementato un cambio drastico (che ha incluso le sospensioni di cui non si parla abbastanza) e subito raggiunto un gran risultato. Il team c’è e i piloti, superato lo shock del tostapane che gli hanno dato a inizio anno, non hanno perso la concentrazione per un momento. Mercedes ha le risorse e ha dimostrato già in passato di sapersi risollevare a prova dei suoi anni di dominio.

Se sarà solo un exploit isolato dobbiamo ancora vederlo ma, nel mentre, Ferrari sta conducendo una conferenza su cosa non fare quando si è nei guai. Escluso il solito Sainz che, “non è all’altezza di Leclerc” ma intanto va ancora a punti a un passo dal podio, il team di Maranello tentenna bendato.  

Ci stiamo sorbendo la pantomima degli aggiornamenti da Gennaio e la prima volta che un’altro team rivoluziona il proprio design porta a casa due podi.

Da Maranello ogni weekend arrivano modifiche ma non si sa come cambieranno la macchina. Buttiamo in padella tutti gli avanzi del frigo e vediamo cosa succede.

Invece ci siamo goduti l’ennesima crisi di coppia in diretta TV e il silenzio tombale di Leclerc chiuso da un misero copy a fine gara. Lui stesso, Profondo rosso, ai minimi termini con il suo ingegnere, fuori dalla qualifica in Q1 e con i tifosi in crisi mistica. Una partenza interessante, con tre mescole diverse in griglia che fanno subito immaginare strategie molto diverse. Eppure, mentre altri avevano in testa una strategia che magari hanno solo aggiustato in gara, Ferrari sembra anche qui tornata ai fasti dell’anno scorso, arrangiandosi secondo scelte altrui. E se questo non fosse abbastanza, anche il muretto, rimasto nell’anonimato finora, opta per la regressione. Puntualmente non si fa scappare l’opportunità e prima ignora la richiesta di un suo pilota, poi cambia delle Hard dopo 17 giri. 

Coerenza ma a questo punto anche professionalità. 

Articolo di Francesco Cazzaniga