REAL MADRID

Il Real Madrid vince con la partita perfetta e il fattore C

La Champions League è un torneo semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine il Real Madrid vince. Parafrasando la celeberrima frase di Gary Linkeker. Se il secondo Club che ha vinto più Coppe dalle grandi orecchie, il Milan, ne ha sollevate la metà, significa che ci si trova abbondantemente oltre la storia. Soprattutto se la stagione inizia come transitoria;di passaggio tra uno dei cicli più vincenti della storia del calcio e il Madrid che verrà. Soprattutto se non hai a disposizione assolutamente la rosa più forte e incontri tutte la favorite in serie, riuscendo a fare sempre un gol in più degli avversari e giocando partite perfette.

Se alla guida hai un allenatore ufficialmente considerato da tutti bollito, che si porta come vice il figlio raccomandato, ecco che spuntano addirittura i sorrisini ironici.

Li spazzano dal campo; li demoliscono; sono una squadra di ex calciatori guidata da un ex allenatore. Ancelotti ha fatto il proprio tempo. A proposito di Carletto ho già scritto qui su RIS8 ed è quasi inutile aggiungere altro.

Al Real si è creato un mix tra giovani e veterani, tra la maturità degli esperti e l’entusiasmo dei giovani. Questo è il segreto del nostro gruppo. Per me poi, non capita spesso di poter lavorare con un figlio. Perez? Quando abbiamo perso contro il Barcellona lui mi ha tranquillizzato, io gli ho detto che avremmo vinto la coppa e anche il campionato. Ma l’avevo detto così, tanto per dire. E invece è successo davvero.

Dicono che il Real Madrid sia stato preso a pallate dagli Ottavi di finale in poi e abbia vinto perché Ancelotti ha il famoso fattore C.

C intesa come Culo ovviamente. Io non ci vedo nulla di fortunato in un Club che vince 14 Champions League e in un allenatore che ne vince 4, in diverse ere calcistiche. Non un aspetto di poco conto. Lo scrivevo qui su Ris8 settimana scorsa a proposito del Milan: il DNA vincente conta, eccome. Fattore C come Club. Questo sì. La Champions League è un torneo semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine il Real Madrid vince. Si potrebbe dire e alla fine Carlo Ancelotti vince.

Sì, perché non può essere Culo vincere 4 Coppe dei Campioni da allenatore e 2 da calciatore, con Real Madrid e Milan.

La prima e la seconda in quanto a Champions League sollevate. Non è Culo neppure che ne abbia vinte due contro il Liverpool, la terza di questa classifica di Club dal nobile DNA. Può essere tutto ridotto al Culo quando l’unica finale che abbia mai perso Ancelotti è stata vinta dai Reds, quasi grazie a un incantesimo di 6 minuti? É Culo che la storia abbia offerto, al fattore Carletto, prima la rivincita e poi lo abbia fatto entrare nella leggenda ancora contro il Liverpool, proprio una settimana dopo la resurrezione del Milan?

Il Real Madrid ha vinto battendo tutte le favorite. Giocando partite perfette. Ho visto vincere Champions League attraverso percorsi decisamente più semplici.

Il fattore C di Ancelotti non è il Culo. É la semplicità dell’essere Carletto:

Siamo arrivati in fondo a una competizione difficile, meritata, sofferta. L’abbiamo fatto grazie al cuore di questa squadra, alle sue qualità, all’estro. Vinicius ha fatto gol e Courtois ha parato: finita la gita.

Il Calcio, altro fattore C schierato dalla parte di Carletto, è una cosa semplice. Se hai i Campioni, fattore C fondamentale fino a prova contraria, chiamandosi Champions, vinci in Europa. Courtois è un fattore C piuttosto importante, parlando di campioni. Mi fa sempre molto ridere quando sento o leggo:

Ha vinto grazie ai miracoli del portiere.

Come se il portiere non fosse parte della squadra, bensì un’entità a sé stante. Se vinci grazie ai miracoli di un attaccante sei un genio, se vinci grazie alle prodezze di un portiere hai Culo.

Se vinci grazie alle prodezze di Messi nasce il Guardiolismo, se vinci grazie ai miracoli di Courtois hai fattore C.

Fattore Campioni che prosegue con Casemiro e Carvajal: sontuosi. Altro fattore C che lascia intravedere un futuro radioso è Camavinga. Non si possono dimenticare neanche il fattore Modric e il fattore K: Karim Benzema e Kroos. Che se hai due così diventa anche più facile metterla nel settore C agli avversari. Preparazione K, direi. Valverde lo avete visto? Rodrygo, uno che questa Champions League l’ha cucita personalmente, è entrato solo al novantesimo. Per il resto invito tutti a scorrere la rosa del Real Madrid (qui) prima di parlare di Culo.

Fortuna non direi, al momento dei sorteggi abbiamo detto tutti: che sfortuna il Paris Saint-Germain, che sfortuna il Chelsea, che sfortuna il Manchester City. Forse solo col Liverpool siamo partiti quasi alla pari, anche perché è una squadra con un’identità molto chiara. Forse non abbiamo giocato un calcio estetico, straordinario, ma non era il caso di rischiare a incentivare la loro pressione con la costruzione da dietro. Abbiamo lanciato qualche palla avanti in più e abbiamo sfruttato le nostre occasioni.

Carlo Ancelotti

Il fattore C del Real Madrid sono i Campioni, non il Calcio o il Culo di Carletto. Il calcio esiste indipendentemente dalle idee degli allenatori e Ancelotti lo sa bene.

Come ha detto Davide Ancelotti a fine gara:

Anche la finale, giocare contro una squadra del genere è difficile Abbiamo fatto una cosa incredibile quest’anno. Quando viene la magia. Cosa dobbiamo dire di questi qua? Non so cosa dire! Senza parole veramente. Questo vuol dire essere grandi campioni. Anche lui come allenatore è un grande campione

Carlo Ancelotti ha fatto quello che doveva fare e si è fidato dei suoi campioni stratosferici. Klopp è un grande. L’ho sempre molto amato, ma come tutti i filosofi della nostra epoca, alla fine, quando è in difficoltà: il difensore centrale va a fare la prima punta con lancio lungo sistematico, sperando nella spizzata vincente. Alla fine il calcio è una cosa semplice:

Una squadra perfetta deve avere un portiere che para tutto, un assassino in difesa, un genio a centrocampo, un mona che segna e sette asini che corrono.

Nereo Rocco