Mikkeller Beer Celebration

Mikkeller Beer Celebration: miracolo a Copenhagen

Mikkeller Beer Celebration Copenhagen (MBCC) è uno dei migliori festival della birra del mondo, se non il migliore. É un festival da lista dei desideri, da lettera a Babbo Natale, per tutti gli amanti della birra. Che dovrebbero partecipare almeno una volta nella vita. No, non c’entra nulla con l’Oktoberfest. Sgombro subito il campo visto che me lo chiedono tutti. Quando dico tutti è tutti. É un festival, non una sagra.

É organizzato dall’omonimo birrificio danese Mikkeller e riunisce i migliori birrifici di tutto il mondo.

Le persone viaggiano per migliaia di chilometri per godersi le birre selezionate a flusso libero in due giorni. 

La Mikkeller Beer Celebration Copenhagen è iniziata come un festival molto più piccolo nel 2012, dieci anni fa, nella Sparta Hallen di Østerbro con meno di 40 birrifici. Si è trasferito nel più grande Øksnehallen a Vesterbro nel 2015.

Ho cominciato a frequentare Mikkeller Beer Celebration con un amico, Andrea Goj – quest’anno accompagnato anche da Anna Cosmi, sua moglie e giovane talento (premi qui per credere) – grande intenditore di birre, vino e cibo, nel 2017. Posso, quindi, affermare di aver visto crescere Mikkeller Beer Celebration. Non ne ho mai scritto perché le testate di lifestyle, prima di RIS8 ovviamente, in Italia, non avevano alcun tipo di idea riguardo quello che avviene fuori dai confini nostrani. Un festival internazionale dedicato alla birra dev’essere per forza derubricato a pisciatoio globale, in cui la gente si vomita addosso e si addormenta lungo le strade in preda alle convulsioni. Che volgarità.

Per gli italiani non esistono Festival in cui le persone si recano davvero per conoscere e capire la birra o il vino, pagando cifre piuttosto sostenute e organizzandosi con mesi d’anticipo. A noi italiani piace proprio affrontare le tematiche un tanto al chilo. In questi ultimi due anni stiamo proprio dando il meglio di noi stessi.

Torniamo al Mikkeller Beer Celebration, perdonate la digressione. Un po’ di sana polemica, qua e là, è concessa.

L’acquisto del biglietto d’accesso è previsto circa sette mesi prima dell’evento, in ottobre. Il festival è diviso in quattro sessioni – da quattro ore l’una – spalmate su due giorni e in cui ciascun birrificio presente attaccherà dalle due alle tre birre diverse. Il festival fa parte della Mikkeller Beer Week e si svolge su due giorni interi: venerdì e sabato. La domenica mattina è come se non ci fosse stato nulla. Se non fosse per l’insegna, potresti pensare che sia stato un sogno. Willy Wonka & the Chocolate Factory.

Entrambi i giorni sono divisi in una sessione mattutina e una pomeridiana, di 4 ore ciascuna.

I bicchieri, oltre a essere un oggetto da collezione grazie alla cura maniacale per l’estetica di Mikkeller, sono da 5 cl; così da rendere difficile, anche se non impossibile, ubriacarsi. Il numero di assaggi è illimitato.

La partecipazione a una sessione è acquistabile singolarmente a un costo orientativo di 60 Euro; oppure in un unico biglietto, che le comprende tutte, per circa 240 euro.

Costi non indifferenti, ma nemmeno esagerati se si pensa a quanto costa bere certe birre a Copenhagen.

Servono anche dell’ottimo cibo: ostriche, la Danimarca è una delle patrie del prezioso mollusco bivalvo: pazzesche; hot-dog da far impallidire lo Yankees Stadium: ovazione; le empanadas, da un furgoncino bianco molto caratteristico: originali.

Ci sono anche i tatuaggi, di cui Copenhagen è una delle patrie. Qui attraccavano le navi provenienti dalle Hawaii, qui nascono i primi negozi di tatuaggi, ma questa è un’altra storia, che racconteremo prossimamente. lo dicevo che hanno una cura maniacale per l’estetica.

Un po’ come in tutta Copenhagen. S’incontrano tante persone, per lo più simpatiche. Su tutti Stefano, ex dipendente di Fermentoren, la birreria dei sogni, di proprietà di un australiano che lavora scalzo.

Stefano ha recentemente aperto un birrificio davvero ottimo e che non vedremo mai in Italia, pur essendo italiano, perché le birre danesi costano troppo per gli italiani. Si possono acquistare, però, privatamente (premendo qui). Si chiama Slowburn Brewing.

A Mikkeller Beer Celebration ci sono molti personaggi da film di Wes Anderson.

Abbiamo avuto conversazioni divertenti, ci siamo sempre presi il tempo per assaggiare tutto, conoscere e anche per ubriacarci, certo, soprattutto in giro per Copenhagen.

Mikkeller Beer Celebration ha avuto un’evoluzione impressionante, arrivando a essere, oggi, una delle migliori kermesse esistenti sulla faccia della terra.

Oltre 100 birrifici. Nomi di prim’ordine nel panorama mondiale; di tendenza; vecchie glorie; new brands e realtà provenienti dai pesi più disparati. Tutti offrono, nell’arco dei due giorni, una selezione complessiva di quasi 700 birre diverse.

Come se non bastasse, la città intera viene coinvolta per l’intera settimana, battezzata non a caso Mikkeller Beer Week.

Posso garantire che, in tanti anni, le 3 scene più pericolose sono state 4:

  1. Un gigante svenuto e portato a braccia da altri due giganti;
  2. Un energumeno che, agitando il bicchierino, lo ha rotto;
  3. Un tricheco che, nel goffo tentativo di sedersi a bordo fontana, ci è scivolata dentro.
  4. Un signore che, cercando di parcheggiare, rischiava di investire i Maratoneti la domenica mattina. Sono arrivate sette moto della polizia. A Copenhagen esce dai tombini. Non c’è, ma se fai una cosa che non devi fare, appare come Batman. Questo, comunque, non c’entra nulla con il Mikkeller.

Avevo detto 3 o 4? Devo smetterla di divagare, ma Copenhagen crea dipendenza in tutti i sensi.

Non solo gli oltre 12 locali di Mikkeller, dicevo, partecipano, ciascuno a proprio modo, con tap-list d’eccezione, release limitatissime, degustazioni, ecc. ecc., ma tanti altri beer bar. Su tutti Fermentoren, di cui parlavo poco sopra, e Warpigs, dal brano dei Black Sabbath? É tutto quello che si possa desiderare.

Una grandissima fabbrica di birra, con un’immensa griglia gestita da mani esperte, Birre che scorrono amorevoli da spine a forma di teschi, proiettili, asce; punk, metal e derivati offuscano le menti di giovani divertiti al fianco di anziani ben vestiti con relative mogli al fianco, che si godono un po’ di sole all’esterno o di musica – perché no? – all’interno.


Non sarebbe possibile in Italia, è vero. Ascoltereste The Ataris con i vostri nonni, sorseggiando birra e addentando del pulled pork?


Ne parlavo con il ragazzo, di cui colpevolmente non ricordo il nome, che lavora al Ristorante Centro Roma in Piazza Cavour con cui abbiamo chiacchierato all’esterno, domenica. Seduti a uno dei tavoloni in condivisione, con sole, leggera brezza, la pace dei sensi e la Mikkeller Running Club di ritorno dalla Maratona per una bella birra a sgrassare.

Quattro ore per sessione sembra poco tempo. Così tante buone birre, e così poco tempo per assaggiarle tutte.

La domanda nasce nella testa subito: «Se non ce la faccio a bere tutte quelle che mi interessano?», oppure:«Se bevo troppo?». Superata la soglia e l’iniziale spaesamento, aiutati dai cartelloni verticali che ti permettono subito di capire che cosa trovi al banchetto sottostante; si entra nel Nirvana. La serenità. Non c’è mai ressa, gente nervosa o che schiamazza. Un luogo in cui ognuno ha il suo perfetto spazio e il momento per tutto. Per ridere e scherzare, per mangiare, per conoscere, per informarsi, per riposare, per tatuarsi.

Mikkeller Beer Celebration è un festival dall’atmosfera sana, che si svolge nell’arco di due giornate. Un evento che, qui in Italia, sarebbe impensabile anche con i volontari delle spiagge di Jovanotti.

Ovviamente sono moltissimi i beer geek scandinavi presenti; inglesi, francesi, quest’anno nessun italiano, estoni, brasiliani, spagnoli, tedeschi, olandesi, belgi; americani sempre in gran numero, a testimonianza del fatto che il MBCC abbia suscitato molto interesse nella scena statunitense. D’altronde, già qualche anno fa, Mikkeller organizzò a Boston un secondo MBC, con l’ovvio intento di pubblicizzare il suo festival negli States.

Sono delle macchine da business in senso positivo. Sono proprio bravi. Le grafiche, il packaging, la cura dei dettagli…

Il prezzo che tiene lontano i soggetti che non sono davvero interessati. La location, la città. Copenhagen. I corner persino in aeroporto, come in tutte le città dove si beve meglio nel mondo. In Italia, come dicevamo, il prezzo sarebbe troppo alto. Non abbiamo una gran cultura per la birra, diciamo così. C’è qualche eccellenza ma molto meno pubblico del dovuto.

Per quanto riguarda le bevute vi rimetto al sito di Mikkeller Beer Celebration (premi qui), non ha senso fare proposte qui, sarebbero incomprensibili. Consiglio di provare oppure di studiare e ordinare privatamente quello che si desidera provare.

In conclusione, sebbene ricordi ogni edizione con grande affetto, questa è stata la migliore. Anche se il tempo a disposizione è stato ristretto, l’esperienza accumulata ci ha fatto prendere il meglio dalla splendida Copenhagen e da Mikkeller Beer Celebration.

Saranno stati i due anni di distanza, sarà stato il clima perfetto, ma non vediamo l’ora di tornare.

Il MBCC è un’esperienza da fare almeno una volta nella vita, per poter bere con referenze a volte molto difficili o impossibili da reperire in lattina, figuriamoci alla spina, anche in loco. C’è qualche birreria a Milano, che ha ottimi prodotti, ma Mikkeller Beer Celebration è da provare per credere.