the departed

The Departed: il bene e il male

Recentemente, mi è capitato di rivedere The Departed. Thriller che ha segnato il ritorno di Martin Scorsese al gangster movie, nel 2006. Era proprio Martin Scorsese, seppur modernizzato rispetto al mondo di Goodfellas (1990) e trasferito da New York a Boston. Comunque mi era piaciuto all’epoca e mi è piaciuto oggi. Un cast pazzesco su cui non serve dire nulla. Se mai foste indecisi su cosa guardare questa sera… (premere qui)

The Departed: chi dice che le bugie non possano essere più sincere della verità?

Le persone mentono per interesse personale, lo fanno a fin di bene, per sfizio. È questa la natura di Colin Sullivan (Matt Damon) e di Billy Costigan (Leonardo Di Caprio). Ignoti l’uno all’altro ma entrambi reclute dell’Accademia di Polizia dello Stato del Massachussets, e di Frank Costello (Jack Nicholson) potente boss irlandese.


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Billy proviene da padre mafioso e da madre di famiglia bene. Per lui la polizia rappresenta una fuga dal proprio ambiente d’origine, dai suoi zii, dai suoi cugini. Criminali di South Boston, furfanti, piccoli imbroglioni che trafficano droga e prepotenza. L’altro viene cresciuto fin da piccolo dal malavitoso personaggio interpretato da Nicholson. La polizia, per Colin, è semplicemente una copertura per servire Frank e, grazie al suo comportamento ossequioso e brillante, viene assegnato all’unità speciale d’investigazione che si occupa proprio dei traffici illeciti del suo padrone.

Se gli sguardi dei due all’Accademia di Polizia non si incrociano mai, i loro destini si intrecciano quando Billy viene chiamato a divenire un infiltrato nella gang di Costello.

La sua identità sarà nota solo ai suoi diretti superiori: il Capitano Queenan (Martin Sheen) ed il sergente Dignam (Mark Whalberg). Da questo momento si delinea il conflitto. Una talpa nella polizia, un infiltrato nella malavita, chi scopre per primo l’altro vince. Un rincorrersi fra gatto e topo, o forse sarebbe meglio dire fra topo e ratto.

Se entrambi i poliziotti si identificano nelle due facce specchianti di una carta da gioco francese, il diabolico boss Costello si pone come il dio indiscusso di South Boston, incastrato tra le sue origini da irlandese cattolico e la sua vita da delinquente.

Satanico, folle e sfrenato nell’immergersi nella violenza per ritrovarsene imbrattato fino ai gomiti. Indifeso quando viene crocifisso, sulla benna di una scavatrice, dalla pistola di Colin, il Giuda che ha cresciuto come un figlio e che lo ha tradito per il proprio tornaconto personale.

I temi della caduta, del peccato, della redenzione immorale, identità e fedeltà hanno sempre avuto una forte eco nei film di Scorsese.

Nei film del passato, spesso, i microcosmi descritti consentivano almeno una parziale immedesimazione dello spettatore con il criminale. The Departed, invece, ci piazza di fronte a una polarizzazione del punto di vista: il bene e il male, che però non sono punti di riferimento fissi ma soltanto un punto di partenza, dal quale si è immediatamente catapultati sul labile confine su cui si affrontano due spie di due fazioni avverse, la verità e la menzogna; ma anche la lealtà e il tradimento, la vita e la morte. 

La regia in The Departed, coglie tutto questo con efficienza, evitando inutili fioriture o di stilizzare troppo la violenza.

La brutalità è rapida e improvvisa e nulla interviene a mitigarla. Con The DepartedMartin Scorsese abbandonò il cinema patinato e tornò al genere che più gli è affine, quello del gangster movie. Ecco la pioggia di Oscar e premi vari (premi qui per vedere)