Piero Frosio

Serie A: da Piero Frosio al calcio telenovela

Questa domenica ci ha lasciati Piero Frosio. Fu lo storico capitano dell’A.C. Perugia, imbattuto in Serie A nel 1978/79 e nella storia per sempre. Fu anche un ottimo allenatore, capace di scoprire e di lanciare parecchi talenti.

Lo abbiamo avuto ospite nel 2015 a C’era una volta O Rei. Ci raccontò aneddoti meravigliosi. In seguito, ho avuto il piacere di condividere con lui altre dirette Tv e varie chiacchierate che non scorderò mai, proprio come lui mi disse non si sarebbe mai scordato le due ore in radio con noi: «Troppo bello parlare di calcio con voi». Un uomo eccezionale, di grande spessore morale e umano. Mi spiace davvero.


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Spero solo che i giovani imparino dal suo ricordo. Purtroppo, com’è avvenuto per altri, non lo ricorderanno come meriterebbe, in futuro. Non era uno di quelli che si faceva notare per qualche esuberanza, era un Signore, distinto, pacato e appassionato, che, come noi, si domandava perché non esiste più il ruolo del libero; perché, spesso, quando c’è un calcio d’angolo, l’incaricato dichiari il colpo alzando il braccio al cielo, per poi produrre una ciofeca; perché il portiere non rinvii più oltre la metà campo ecc. ecc. Se ci si ricordasse di calciatori come lui, la Serie A e, più in generale, il football italico ne gioverebbero assai.

Il livello tecnico, invece, resta basso. I calciatori, ormai, sono, per lo più, stranieri, un tempo valore aggiunto, acquistati per le migliori condizioni fiscali, non tecniche; per risparmiare, insomma. Spesso, sono calciatori che poco hanno a che fare con il calcio stesso, che in Italia, visto il livello, fanno faville. Vedere Krzysztof Piątek per credere: 40 gol in 68 partite in Serie A e 13 in 58 nell’Hertha Berlino, quest’anno 1 in 9 gare; mentre in Serie A è già a 2 gol in 4 partite.

Il livello, invece, dei commentatori è anche peggio. Siamo colonizzati da visionari che raccontano cose che non avvengono nella realtà ed ex-campioni che fanno i guasconi raccontando dei loro anni; che sono, ancora oggi, molto più appassionati di questa corsa a 3 al Ciapa no. Per suscitare interesse, anche al Club di Caressa, infatti, si sono messi a raccontare del calcio dei Costacurta e Del Piero. Credo sia stata una delle migliori puntate di sempre. Meno filosofia o attualità e più calcio… che quello della Serie A di oggi si fatica a chiamarlo così, siamo sinceri. Per il resto sono state dette cose che, dai microfoni di C’era una volta O Rei, abbiamo esternato per 10 anni. Dicevano che eravamo troppo pessimisti. Troppo poco, in realtà. Noi speravamo in un freno, invece la valanga prosegue.

Pioli is on fire. Nel senso che, dall’incazzatura per il pari in rimonta sul campo dell’ultima in classifica, è tornato all’entusiasmo. Il Sassuolo, infatti, ha battuto l’Inter 2 a 0 a domicilio e un bicchiere mezzo vuoto si è trasformato in una sbronza per Stefano Pioli, che guadagna un punto sui Nerazzurri nella classifica di Serie A, secondi al pari del Napoli. Il Sassuolo, inoltre, ha dimostrando di essere almeno forte come il Liverpool, se non di più. Seguendo, ovviamente, le elucubrazioni e i ragionamenti dell’intellighenzia calcistica nostrana.


HIGHLIGHTS SERIE A

L’Inter è stanca. Ha avuto un tour de force notevole, grazie alle mirabolanti trovate della nostra Lega calcio. Il sorteggio fantasia ci sta regalando una lotta scudetto tanto incerta quanto scarsa. Costruita su infortuni e mancanze; scivoloni e fiammate improvvise. Più che un thriller appassionante, pare una telenovela sudamericana. 


HIGHLIGHTS SERIE A

Le scenate di Mourinho sono il tocco del fuoriclasse. Cui fa eco il buon vecchio Gasp, che per me ha ragione a incazzarsi: «Cos’è diventato il calcio, una giungla, cazoo!?», disse Alberto Malesani. Fosse uno simpatico, Gasperinho avrebbe tutti dalla sua parte, invece il Gasp, nella telenovela, fa la parte di quello antipatico, calcisticamente parlando. José Mourinho, invece, resta il protagonista.


GIUSTO ANNULLARE IL GOL DELL’ATALANTA?

Tutti dicono che è bollito perché vuole far parlare solo di sé e non della Roma «che è molto più forte della classifica che ha». Penso non vedano le partite. Comunque: tutti parlano solo di Mourinho, esattamente come vuole il bollito; che forse tanto bollito non è, visto che li tiene in pugno tutti, mentre i tifosi gli consegnano le chiavi della città. Il bollito, poi, è buonissimo, ma questo è un parere culinario. Non c’entra, ma nelle telenovelas funziona sempre.


SERIE A: MOURINHO GESTO DEL TELEFONO

Onore a Firenze, patria riconosciuta dell’Italiano, Vincenzo intendo. Mi piaceva a inizio anno e mi piace ora. Fuggito con scandalo, eroe ripudiato che guida il nuovo esercito, tradito a metà del guado dal proprio eroe, mercenario passato agli acerrimi rivali. L’outsider, invece, è Alessio Dionisi. Sornione, sembra un figurante e, alla fine della storia, zitto zitto, si porta a casa le copertine dei rotocalchi. Parla bene, è semplice, chiaro e mai banale. É sincero, almeno parrebbe, e non parla di «mio calcio», ma di calciatori.

In conclusione di giornata, il Napoli impatta contro il Cagliari. Si sa: l’ex è sempre un problema. In questo caso, Walter Mazzarri fa lo sgambetto all’ex amante ch’el Ciapa no il primato. Potenzialmente l’Inter può ancora riprendere il comando, ma servirebbe sapere quando si intende giocare il recupero con il Bologna. Farlo a breve sarebbe una cosa, farlo più avanti prolungherebbe ulteriormente questa farsa. Come se non bastassero il caso Salernitana e il calendario misto bosco a falsare una telenovela che sembra, sempre meno, la Serie A.